Dic 302017
 

noitutti(don Bruno Meneghini) – Come nella prima incarnazione, Gesù di nuovo si fa piccolo, entra nel mondo dal basso, come un senza-casa, bagaglio leggero: pianta la sua tenda agile, facile da smontare a ogni levar del sole. Gesù lascia qualsiasi luogo che possa essere definito come “suo”: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9,58). Si mette in cammino lungo le strade di Galilea, per spazi liberi e aperti che appartengono a tutti. Continue reading »

Nov 232017
 

(don Bruno Meneghini)

Per me è Natale quando non sentirò più parlare di “senza fissa dimora” che dormono e muoiono di freddo sulle panchine delle città, con la gente che passa indifferente sullo stesso marciapiede. Non vedremo più disoccupati o stranieri che vivono in macchina o sotto le pensiline dello stadio e non ci saranno più persone per le quali “non c’era posto per loro”: I letti vuoti nelle nostre case e nelle nostre  strutture ci gridano che così non è Natale. Se Gesù si è fatto così prossimo, come potrò io dirmi cristiano senza cercare di imitarlo?

Per me è Natale se nelle recite natalizie, magari con un po’ di sforzo intellettivo, si fa risuonare anche il nome di Gesù, se non per fede almeno come fatto storico e per evidenza culturale, visto che per questa occasione si fanno anche le vacanze scolastiche. Si parla di babbo natale, di Lapponia…. ma guai parlare di Gesù, di Betlemme, di Lieto annuncio, di secoli di storia e di valori. Il tutto per un molto malinteso senso del “rispetto” di altre idealità e religioni presenti tra noi.   Ma in che cosa ci confrontiamo e che cosa condividiamo, se in un solo colpo tagliamo le fondamenta della vita delle persone, della storia e di molti valori del nostro vivere sociale? Non solo addobbi e luminarie, ma valori e scelte di vita coerenti.

Per me è Natale se, entrando in un supermercato, non vi troverò più interi scaffali colmi di ogni tipo di alimenti, di prodotti di pulizia e da toilette…. Per cani e gatti! Così come se togliamo dal vocabolario usato in TV la parola “adozione”, parlando di animali abbandonati, Io sono per il rispetto del Creato e di tutte le creature, ma non vorrei si mettessero sullo stesso piano i bambini ed i gatti, gli uomini e gli animali. Anche a livello puramente biologico ogni specie tende a proteggere i propri elementi più fragili e, solo Dio sa, quanti bambini sono oggi abbandonati, lasciati soli, denutriti, sofferenti e, per loro, non troviamo spazio nei nostri cuori, nelle nostre case o quando facciamo la spesa.

Per me è  Natale quando i nostri Amministratori della cosa pubblica si daranno la possibilità di vivere “dal di dentro” le situazioni concrete delle persone per le quali sono tenuti a farsi carico. Soprattutto di quelle più fragili e indifese. Si potrebbero allora eliminare i tanti biglietti di auguri di circostanza che giungono in questi giorni nelle nostre case e, in loro luogo, vedere impegni e non promesse, presenze e non fughe, progetti e non tagli.

Per me è Natale quando saremo capaci di costruire relazioni sincere e non considereremo più gli altri come nostri avversari ma amici con i quali lavorare insieme, perché i tempi nuovi e la vita buona dipendono principalmente da ciascuno di noi.

Per me è Natale quando sarò davvero capace di accettare l’Evento nei suoi valori essenziali, compiendo un cammino di fede capace di sentire la presenza di Gesù nella vita di ogni giorno, senza dare spazio alla superficialità e all’effimero che oggi spesso mi condizionano.

Allora sarà un BUON NATALE

Ott 282017
 

IMG_0093di don Bruno Meneghini

Miriam di Nazareth, nella sua semplice logica di giovane donna ebrea, si trova di fronte alla rivelazione di un fatto che la coinvolge ma che non comprende. Il mistero della grazia si era aperto dentro di lei; la verità e la giustizia divine potevano diventare, in un’anima libera da distorsioni e stravolgimenti, cioè senza macchia, un essere umano che le incarnava, testimoniando la dignità della vita fino in fondo e fino alla gloria.

Miriam non comprende l’interiorità dell’evento, rispondendo che non era possibile in quanto non aveva mai conosciuto un uomo; la voce ripete l’annuncio, invitandola ad abbandonare i suoi schemi mentali materialistici e ad aprirsi ad una verità misteriosa ed insondabile, che trascende la scienza degli uomini.

E qui il cuore di Miriam fa il grande passo dell’umiltà, intuisce che deve rinunciare a ciò che credeva essere vero perché la verità è altra, sconosciuta, e agisce secondo le sue leggi; e lei, ora, si abbandona, nel vuoto interiore totale e fiducioso, al mistero che sa di non poter comprendere pur avendone sentita la voce. Questa è la gloria dell’anima umana che si apre alla fecondazione dello spirito.

Ma veniamo a noi, qui e ora. Quante volte le circostanze ci invitano a riflettere sul fatto che le cose non stanno come ce le mettiamo in testa? Quante volte restiamo rigidi, indifferenti, con un sorrisetto di sufficienza o uno sbraitare intollerante (malattia d’orgoglio, incapacità d’autocritica, cioè debolezza della personalità), di fronte allo sconosciuto, all’amico, al parente, alla moglie, al marito, al figlio, che ci illustrano i nostri errori e le nostre pretese? Siamo più disposti ad accettare ciò che ci smentisce e ci corregge o a negarlo, fingendo che le conseguenze non esistano? Siamo capaci di metterci in discussione noi prima di additare gli altri?

L’immacolata concezione è quel vuoto interiore ricettivo, privo di contenuti, dalle indefinite e sconosciute possibilità, che è l’anima di un bambino, lo stato interiore che Gesù indicava come chiave del regno dei Cieli; questa condizione di purezza, questa terra fertile, diventerà quello che ne faranno gli adulti e produrrà ciò che vi semineranno gli adulti.

Se il racconto di Miriam è quello di un’annunciazione ascoltata e accettata, il nostro può essere quello di un’annunciazione disattesa, rifiutata. Miriam è una lezione di umiltà che genera la dignità ancora sconosciuta dell’essere umano; la nostra può essere una lezione di orgoglio, superbia, ignoranza e indisponibilità. Miriam fa nascere Dio, noi possiamo renderlo impotente. Miriam dice “SI’”; noi possiamo dire “NO”.

LETTURE CONSIGLIATE  (a cura di don bruno)

VALERIO ADRIANA – Maria di Nazaret, storia, tradizioni, dogmi – Il mulino  E-book

Dai Vangeli agli scritti apocrifi, dai dogmi al culto delle apparizioni, l’immagine di una donna dalla forte carica eversiva